Palazzolo sull'Oglio

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La Pieve di Palazzolo sull’Oglio, oggi trasformata in auditorium, reca con sé i segni di una storia millenaria, che, dall’Alto Medioevo, si proietta fino al rinascimento per arrivare all’età contemporanea. La chiesa, che svolse il ruolo di parrocchiale sino al 1774, anno di costruzione di un nuovo edificio parrocchiale, conobbe infatti tre edizioni diverse, le cui tracce sono ancora visibili negli alzati o sono state portate alla luce grazie agli scavi archeologici.

La pieve primitiva è da collocarsi tra l’età longobarda e carolingia, un momento in cui era essenziale, tanto per i vecchi quanto per i nuovi dominatori, assicurarsi un controllo territoriale il più possibile capillare, attraverso la costruzione di edifici, in particolare pievi e monasteri, che garantissero un maggior controllo sulla popolazione e sul territorio. La campagna di scavi, effettuata tra il 1977 e il 1978, ha riportato alla luce l’emiciclo absidale, che ha rivelato una interessante struttura a doppio guscio, con due absidi semicircolari collocate alla distanza di due metri una dall’altra, creando un vero e proprio corridoio semicircolare, forse identificabile con il chorus, ma che poteva avere anche lo scopo di consentire il passaggio dei fedeli attorno all’emiciclo centrale, secondo un modello già consolidato. Della chiesa altomedievale si sono salvati anche dei lacerti dipinti, in particolare una fascia decorativa che interessava la base dell’emiciclo esterno, confermando la presenza di un decoro che doveva interessare tutta la chiesa. Come era usuale nei contesti pievani, alla chiesa era annesso un cimitero, forse fornito di ambulacro esterno all’edificio, corrispondente alla navata settentrionale dell’edificio attuale.

In età romanica, infatti, la chiesa venne notevolmente ampliata, allungandosi di oltre tre metri sul lato presbiteriale e ponendo le fondazioni di una nuova e più ampia abside, affiancata da due absidi minori.

L’edificio attuale è però dovuto alle grandi trasformazioni attuate a partire dal XV secolo, quando la vecchia pieve e il chiostro-ambulacro vennero demoliti per elevare un’ampia aula, corrispondente alla precedente chiesa romanica. I lavori si protrassero dal 1475 al 1525 e portarono alla costruzione di una chiesa a tre navate, comunicanti grazie ad una teoria di massicci archi a tutto sesto, dotata di un’ampia abside per ospitare il coro e l’altar maggiore. Quest’ultimo era, un tempo, adornato dal polittico realizzato da Vincenzo Civerchio proprio nel 1525, ora conservato nella Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta. Della chiesa rinascimentale si preserva anche il bel portale in facciata, di ordine ionico e dotato di doppio archivolto decorato nell’estradosso da cassettoni a rosette.

I nuovi spazi chiesastici erano adatti ad ospitare altari e cappelle ad uso delle numerose confraternite laiche che la Controriforma aveva approvato e promosso: la chiesa era dotata di ben cinque altari oltre all’altar maggiore, dedicati al Santissimo Sacramento, al Santo Rosario, al Crocifisso, a San Carlo Borromeo e a Sant’Antonio da Padova.

L’attuale aula conserva ancora i segni di una vivace committenza, che si prodigò nell’adornare la chiesa coinvolgendo i più aggiornati artisti riformati: nel 1599 la Scuola del Santissimo Sacramento commissionò l’affresco con l’Ultima Cena ai fratelli Campi, pittori cremonesi di spicco, che realizzarono anche il grande affresco con San Domenico che presenta il Rosario a Papa Innocenzo XII, che decora, sul lato opposto, la cappella della Scuola del Santissimo Rosario. La decorazione del presbiterio venne invece affidata, nel 1602, a Pietro Marone, a cui si devono le figure di San Pietro, San Fedele, San Paolo, San Rocco e San Sebastiano nel coro. La cupola, dedicata alla Vergine, venne adornata con le figure delle quattro Sibille nei pennacchi, a sostenere l’Assunzione della calotta.

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