Adro

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A poco più di un chilometro a nord-est dell’abitato di Adro, sorge la piccola Chiesa di Santa Maria in Favento, le cui origini vanno forse rintracciate nella prima età cristiana, ma di cui resta traccia documentaria a partire dal tardo Medioevo, quando è registrata come pertinenza della Pieve di Erbusco, condizione che manterrà fino al primo Cinquecento. Il nome “Favento” deriva probabilmente da “Faggeto” e riflette l’ambiente rurale e l’ameno paesaggio agricolo che la circonda.

L’architettura si presenta di modeste dimensioni, con facciata dai profili a capanna, preceduta da un portico aperto su due lati, che ha preservato una ricca decorazione pittorica.

Se all’esterno il luogo non presenta caratteristiche di rilievo, l’interno è uno scrigno di pitture, un palinsesto di riquadri sommatisi uno all’altro dal primo Trecento sino al pieno Cinquecento, veri e propri documenti di una storia devozionale perpetratasi per secoli. Proprio in base alla datazione degli affreschi abbiamo la certezza che la chiesa venne costruita almeno nel XIII secolo, confermandosi l’edificio sacro più antico di Adro sopravvissuto fino ad oggi.

I tre riquadri più antichi rappresentano un San Cristoforo, una Maddalena e un San Giorgio che sconfigge il drago. Il San Cristoforo, pur ridotto a lacerto, presenta le caratteristiche di una pittura di alta qualità, influenzata dalla lezione di Giotto e di Giusto de’ Menabuoi a Padova: il santo, di dimensioni monumentali secondo la tradizione, è vestito di un raffinato abito azzurro e la sua immagine, di forte plasticità, è circondata da una raffinata cornice cosmatesca.

Ma il riquadro più esteso e interessante è quello del San Giorgio, che occupa buona parte della parete destra, forse un tempo caratterizzata da un altare di cui l’affresco era la pala quadra: il santo che, sotto lo sguardo di una elegantissima principessa, si lancia contro il drago è in tutto simile all’affresco guarientesco di medesimo soggetto, conservato nei depositi della Pinacoteca Tosio Martinengo a Brescia.

La committenza proseguì ad adornare le pareti della chiesina per tutto il secolo successivo: tra i molti affreschi di questa seconda fase decorativa, è rilevante la Madonna in trono con il Bambino, corredata dalla data 1485, che testimonia il diffondersi, nel territorio franciacortino, dell’iconografia della Madonna della Rosa: la stessa tipologia, accomunata anche dai profili aguzzi del trono gotico, si riscontra nella Madonna con il Bambino venerata nella Chiesa di Santo Stefano a Rovato.

Chiude lo spazio della navata un arco trionfale, decorato da un’Annunciazione, che immette nel presbiterio, di dimensioni ridotte, con volta a crociera fortemente ribassata: la parete di fondo è dominata dalla figura della Maestà, assisa su un trono prospettico e sormontata dalla figura del Pantocrator, che occupa una delle vele della volta.

La forte devozione che i fedeli nutrivano verso questo luogo perdurò nel pieno XVI secolo, come dimostrano alcuni riquadri attribuibili ad un pittore itinerante, molto attivo sul territorio franciacortino e sebino: il Maestro di San Cassiano, distinguibile per i modi attardati, i colori accesi e il forte gusto decorativo. Sulla controfacciata, l’anonimo artista dipinge un riquadro con ben due San Rocco, a testimonianza dell’urgenza di un maggior numero di immagini possibili per contrastare le pestilenze che, a cadenza regolare, affliggevano il territorio.

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