Rovato

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Situato nel territorio di Rovato, San Michele è immerso nei boschi del Montorfano, luogo che senza dubbio dovette essere oggetto di devozione in età precoce, vista la sua posizione preminente e la dimensione silvestre, intesa come luogo del mistero e del sacro. La prima fondazione è forse da rintracciarsi nell’Alto Medioevo: se, infatti, nulla resta dal punto di vista documentario che possa aiutare a ricostruire più precisamente le sue origini, l’interno conserva ancora i segni di una devozione riservata ai Santi Filastrio e Gaudenzio, protovescovi di Brescia e legati all’istituzionalizzazione dell’ortodossia della chiesa attraverso i numerosi concili, svoltisi tra IV e V secolo. Non dobbiamo però dimenticare che, nel tardo medioevo, in un momento di capillare diffusione di nuovi i movimenti ereticali, il culto di Filastrio conobbe nuovo incremento, come patrono di ortodossia e autore del Diversarum Hereseon Liber, come dimostra la fondazione di una chiesa a lui dedicata in Valtrompia.

Un altro dato interessante è la titolazione all’Arcangelo Michele, che rimanderebbe tanto ad una fondazione longobarda, quanto alla possibile presenza di un castrum, forse una dipendenza di una più antica costruzione fortificata posta sul monte, che, secondo la tradizione, sarebbe stata ripristinata e riutilizzata.

All’esterno, l’edificio mostra ancora gli antichi alzati, non intonacati e, dunque, ben leggibili nel loro impiego blocchi del caratteristico ceppo del Monte Orfano, sbozzati e disposti a filari irregolari. Anche l’abside presenta i muri a rustico, con superficie semplice, priva di lesene o di altre decorazioni, ad eccezione di una cornice liscia e aggettante sul coronamento. L’attardato linguaggio architettonico, che si serve ancora di un lessico romanico, farebbe propendere per una datazione al XIV secolo, come confermato dagli affreschi più antichi della decorazione parietale interna. L’interno è conforme alle caratteristiche della pieve lombarda, con aula unica rettangolare, chiusa da un’abside semicircolare orientata. L’accesso principale, frutto di un intervento successivo, è oggi collocato sulla parete laterale.

La piccola chiesa conserva ancora un pregevole insieme di affreschi, databili tra il XIV e i primi decenni del XVI secolo, che si concentrano sulla parete di destra e nel catino absidale. Tra gli affreschi più antichi, risalente al XIV secolo e influenzato dalla cultura giottesca padovana, è notevole una rara iconografia di San Bernardo, da identificarsi con Bernardo di Chiaravalle, rivestito del saio bianco dei Cistercensi, qui rappresentato nell’atto di brandire un flagello e punire una figura non meglio identificabile sulla destra, forse un eretico. La sua presenza in questa veste si ricollegherebbe a quella dei Santi Gaudenzio e Filastrio, rappresentati in un bel riquadro del primo quarto del XV secolo (la cornice inferiore permette ancora di leggere la data mutila mccc, ossia 1400).

Di notevole qualità è la pittura che ricopre il catino absidale, dove il primo registro è interamente occupato da immagini devozionali della Vergine e da una Crocifissione, appartenente ad uno strato più antico e ancora legata a stilemi trecenteschi.

Tutta la semicalotta dell’abside è invece occupata da un grande affresco, di estremo interesse iconografico e storico-artistico: la pittura, concepita come quadro unitario, mostra al centro una particolare versione della Natività, con la Madonna nell’atto di adorare il Bambino, circondata da angeli e affiancata da San Giuseppe accucciato e meditativo. Oltre alla vivacità del paesaggio, abitato dalle figurette dei pastori sullo sfondo, occorre notare che l’iconografia della Madonna dell’Umiltà, ossia della Vergine seduta direttamente per terra e non su un trono, si diffonde nel bresciano dagli inizi del XV secolo, forse improntandosi su un modello introdotto da Gentile da Fabriano, ed è presente nell’abside della Chiesa di San Francesco, a Brescia.

A sinistra compare l’Arcangelo Michele, a figura intera e completamente rivestito dell’armatura, colto nell’atto di sconfiggere il demonio, iconografia che si ricollegherebbe, ancora una volta, alla dimensione dell’ortodossia e alla lotta contro i focolai ereticali.

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