Cellatica

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Con il suo campanile rosso, la Chiesa di San Rocco, visibile dalla strada che da Brescia conduce a Gussago, è ormai parte dell’ameno paesaggio che la circonda: sorto in contrada dei Bandirali, spicca in posizione sopraelevata, su un colle ricco di vegetazione che ne ha assunto il nome, ed è facilmente raggiungibile anche a piedi, con una breve passeggiata.

Nulla sappiamo delle origini di questo edificio, ma, a giudicare dalle sue linee architettoniche, possiamo ipotizzare che sia sorto in questo luogo dopo il 1478, anno in cui il territorio bresciano venne colpito in modo particolarmente virulento dalla peste, manifestatasi con un fortissimo mal di capo e per questo nominata mal del zuchòt o del malzuch, da cui ha derivato la denominazione di “peste del mazzucco”. A partire da questa epidemia, il culto di San Rocco, santo novello e pellegrino di Montpellier, noto per essere stato affetto in prima persona dal terribile male e, per questo invocato per ottenerne la guarigione, si diffonde capillarmente sul territorio bresciano, con dedicazione di altari, chiese, cappelle e numerosissimi affreschi votivi. La devozione al santo ricevette ulteriore incremento quando a Venezia, ai cui domini Brescia apparteneva, venne consacrata la Scuola Grande di San Rocco, nel 1508. La visita apostolica di Carlo Borromeo alla chiesa parrocchiale di Cellatica rileva che anche uno dei cinque altari lì presenti era dedicato al santo, confermando una devozione consolidata nel tempo, dovuta senza dubbio alla circostanza di frequenti epidemie.

Le forme della chiesa attuale confermerebbero la sua costruzione tra l’ultimo quarto del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento: la chiesa assunse, infatti, i profili classici dell’architettura pievana, con aula unica caratterizzata, all’esterno, da una semplice facciata a capanna, con unico ingresso centrale. Le luci di facciata, attualmente tre, sono forse frutto di un intervento successivo e dobbiamo invece immaginare che un oculo centrale, in asse con la porta, illuminasse lo spazio interno. Tutta la superficie esterna era predisposta per ospitare affreschi, di cui oggi non resta traccia, ma che, tradizionalmente, adornavano le pareti d’alzato e la facciata. L’interno, a semplice aula unica, conserva ancora l’aspetto originario, con il soffitto a travi lignee e tavelle in cotto: dobbiamo immaginare che, sotto lo spesso strato di scialbo che oggi ricopre le pareti, si celino affreschi votivi. Il presbiterio è la zona che ha ricevuto maggiori rimaneggiamenti, con la creazione di un protiro adorno che inquadra l’altar maggiore.

La visita pastorale effettuata da San Carlo nel 1580 ci fornisce un’interessante informazione, annotando la presenza di un romitorio presso la chiesa.

Con le nuove disposizioni sulla collocazione dei cimiteri fuori dagli abitati, si decise di disporre il nuovo camposanto accanto a San Rocco che, con le soppressioni napoleoniche di beni ecclesiastici, era ormai divenuta bene comunale.

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