Iseo

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Posta nell’abitato di Iseo, centro principale della sponda orientale del Sebino, la Pieve di Sant’Andrea vanta origini illustri: la sua fondazione sarebbe infatti da attribuirsi al vescovo bresciano Vigilio, nella seconda metà del VI secolo, una fase profondamente interessante e gravida di eventi, coincidente con la calata dei Longobardi e al conseguente trasferimento della sede episcopale fuori dal centro cittadino. L’area di Iseo, abitata sin dall’età antica, era già punto di collegamento tra la Franciacorta e il territorio della Vallecamonica, porto privilegiato per i commerci per via d’acqua, status che manterrà sino all’Ottocento, quando verrà costruita la nuova strada litoranea. Il nucleo sacro della pieve si trovava sul percorso che conduceva dalla riviera sebina settentrionale all’agglomerato urbano di Iseo. Tutti questi fattori contribuirono a sceglierla come sede vescovile in quel periodo di forte incertezza.

Se della fase altomedievale non resta alcuna traccia, la pieve conserva ancora una notevole facciata in stile romanico, ricca di stratificazioni architettoniche e dotata di un massiccio e svettante campanile a pianta quadrangolare.

Il complesso pievano di Iseo è un esempio eccezionalmente conservato di strutture funzionali alla cura animarum del fedele, legata all’amministrazione di tutti i sacramenti, dal battesimo sino alla morte, con relativa sepoltura. La distribuzione delle architetture del complesso riprende, di fatto, quella delle cattedrali con sagrato e spazio destinato a cimitero di fronte all’ingresso della chiesa, spesso accompagnato da un portico o introdotto da una cappella o atrio.

Il complesso era composto dal grande edificio della pieve e dal battistero, posto dall’altro lato del sagrato, e di cui l’attuale Chiesa di San Giovanni ricorda, nella titolazione, la funzione. Chiudeva il complesso, a nord, l’oratorio di San Silvestro, dal XV secolo sede di una Disciplina dedicata alla Santissima Croce, edificio che conserva tutt’oggi la sua antica abside di epoca romanica, ma all’origine forse una cappella privata dell’episcopato.

La pieve romanica presentava una pianta longitudinale divisa in tre navate concluse da tre absidi: di quel complesso è rimasta solo la facciata, caratterizzata da un monumentale campanile, le cui funzioni originarie sono ancora oggetto di dibattito. La torre sarebbe stata inserita sulla preesistente facciata alla metà del XII secolo, rompendone i profili e innestandosi nella struttura della pieve come un Westwerk, il corpo occidentale che caratterizzava le grandi cattedrali di area tedesca. Il campanile di facciata, tuttavia, è un elemento caratteristico di edifici romanici in area sebina e bresciana: la vicina Chiesa dei Santi Fermo e Rustico a Credaro ne conserva un elegante esempio, ma sappiamo che anche il monastero di San Pietro in Lamosa e il Duomo Vecchio di Brescia erano dotati di un corpo di facciata. Si è ipotizzato un utilizzo della torre pievana come scrigno fortificato per le preziose reliquie che la chiesa custodiva, tra cui quelle di San Vigilio, e il luogo in cui era custodito il sepulchrum, elemento indispensabile nelle chiese, legato alle celebrazioni del Sabato Santo.

La facciata conserva traccia di un altro interessante monumento, il sepolcro di Giacomo Oldofredi, morto nel 1325. L’avello testimonia una fase di storia iseana che vide poi il potere nelle mani di due entità spesso in conflitto tra loro: il vescovo e la famiglia Oldofredi, famiglia ghibellina alleata dei Federici. La struttura dell’avello è impostata su un piedistallo con arco a pieno centro e ghiera in laterizi, sormontato da un protiro con arco ogivale e arca semplice parallelepipeda col fronte tripartito: nelle specchiature resta traccia di due scudi scalpellati e l’epigrafe.

L’attuale Chiesa di Sant’Andrea è frutto dei lavori di riallestimento e ripristino attuati da Rodolfo Vantini tra il 1826 e il 1840: l’architetto realizzò una navata centrale con volta a botte impostata su pilastri corinzi, conclusa da un profondo presbiterio, mentre sulle navate laterali si aprono otto cappelle. La struttura tripartita è mantenuta, ma l’interno è conformato al linguaggio neoclassico, con il coinvolgimento di Angelo Inganni (1807-1880) per compiere le lunette sovrastanti le porte delle sagrestie e dei medaglioni che decorano la volta. La decorazione della cupola e dell’abside venne invece affidata a Giuseppe Teosa (1760-1848), artista di spicco nella Brescia neoclassica, che realizzò rispettivamente la Venuta dello Spirito Santo e l’Ascensione.

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