Monticelli Brusati

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Posta in località Calzana, a sud rispetto alla nuova parrocchiale, la prima Pieve di Monticelli, secondo dinamiche che caratterizzarono, di fatto, tutto il territorio limitrofo, sorse in un punto strategico dell’abitato, su quell’asse viario che collegava il centro cittadino al lago, come luogo soggetto all’autorità dell’importante Pieve di Iseo. Attorno alla Pieve di Iseo – la cui fondazione, avvenuta nella seconda metà del VI secolo, era legata all’eminente personalità del Vescovo Vigilio – si sviluppò la rete ecclesiastica di tutto il territorio a sud del Sebino e della vicina Polaveno. Tale dipendenza venne rinnovata nei secoli successivi, come conferma un interessante documento del XV secolo, contenente gli obblighi delle diverse comunità verso la chiesa iseana e l’abitudine di riunire tutti i parroci nel giorno del Sabato Santo, per partecipare alle funzioni comunitariamente e ricevere l’olio santo con cui amministrare i sacramenti.

Anche se la titolazione ai Santi Tirso ed Emiliano confermerebbe origini altomedievali, l’attuale chiesa, con pianta longitudinale ad aula unica, preceduta, sul lato occidentale, da un portico chiuso, è dovuta ad un cantiere originatosi nel tardo medioevo e portato avanti per secoli, sino alla piena età moderna. Il primo nucleo, che le poche strutture visibili hanno permesso di datare al XIII secolo, doveva comporsi di una semplice aula quadrangolare di ridotte dimensioni, chiusa da un’unica abside e dotata di torre campanaria sul lato nord, la cui struttura originale sopravvive per un’altezza di circa sette metri. Considerata la datazione di questa prima costruzione, si può ipotizzare che essa coincidesse con l’ecclesia de Monticellis citata tra le pertinenze del monastero di Rodengo, in un documento del 1288.

Il primo documento certo sulla chiesa risale però al secolo successivo, e in particolare al 1366, quando il duca di Milano Bernabò Visconti ingiunge il pagamento di un’imposta di 2500 lire alla diocesi di Brescia, che doveva essere corrisposto dalle chiese di Vallecamonica e Sebino, compresa l’«Ecclesia Sancti Meliani et Thirsii de Montesellis».

Tra XIV e XV secolo, la chiesa si allarga, inizialmente affiancando all’antico nucleo una navata con una propria abside e, successivamente, ricavando lo spazio per un’aula unica di maggiori dimensioni, a cui verrà aggiunta un’aggiornata abside unica a testata rettilinea, secondo i dettami di una concezione unitaria dello spazio liturgico che caratterizzava l’architettura pievana lombarda di XV secolo. Al suo interno, l’aula unica conserva una serie di lacerti pittorici di notevole qualità artistica, che denunciano l’attenzione della committenza al decoro della chiesa, con coinvolgimento di artisti aggiornati alle novità contemporanee.

Tra questi frammenti, il più rilevante in assoluto per qualità stilistica è la Teoria degli Apostoli che sopravvive sulla parete di fondo dell’abside sinistra, parte di una Assunzione della Vergine, come prova la presenza di angeli tubicini al centro della rappresentazione. La qualità dei panneggi, articolati in numerose volute e adornati da una fine bordatura, l’eleganza dei gesti e dei volti, la raffinatezza delle punzonature sui nimbi e la scelta di un tavolozza pastello, colloca l’affresco tra le più alte prove di pittura tardogotica bresciana: la sua vicinanza all’affresco della Pentecoste della Chiesa del Carmine a Brescia si spiega con un’attribuzione ad un pittore della famiglia Bembo o come emanazione degli insegnamenti di Gentile da Fabriano, presente a Brescia al servizio di Pandolfo Malatesta tra il 1414 e il 1419.

L’alta qualità della pittura si riconferma nel lacerto di affresco della parete di fondo dell’abside destra, che mostra frammenti architettonici, forse pertinenti ad un trono della Vergine o ad uno studiolo ligneo, adornati finemente secondo i dettami del gotico fiammeggiante, nelle guglie, nelle cuspidi sottili e nel traforo dell’unica nicchia visibile.

La chiesa, che doveva essere tanto importante in età medievale e rinascimentale, continuò a svolgere le mansioni di pieve sino alla costruzione della nuova parrocchiale, che comportò il progressivo inutilizzo della vecchia pieve e la modifica, tra 1775 e 1777, in favore dell’allargamento degli spazi abitativi. Alla fine del secolo scorso, una nuova ristrutturazione determinò la riqualificazione e destinazione del luogo, trasformandolo in Sala della Comunità.

 

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