Adro

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La costruzione del santuario di Adro è legata ad un’apparizione mariana di cui è riportata notizia dettagliata nelle memorie dell’archivio parrocchiale: l’8 luglio del 1519 in un luogo chiamato “Oneto”, per la presenza di numerosi ontani, la Madonna sarebbe apparsa a Battista Baioni, un bambino muto, a cui la Vergine avrebbe restituito la parola, esortandolo a convincere i compaesani ad erigere una chiesa, in ringraziamento per l’avvenuto miracolo. Un’iscrizione, murata in cornu Evangelii, presso il presbiterio, databile alla metà del XVII secolo, ricorda l’evento prodigioso.

Sebbene il nome tradizionale di Madonna della Neve, adottato diffusamente da tanti santuari, sia da legarsi alla miracolosa nevicata del 5 agosto del 358, in seguito alla quale Papa Liberio poté tracciare il perimetro della Chiesa di Santa Maria Maggiore a Roma, la comunità di Adro volle fare propria questa titolazione, legando il santuario di Sancta Maria ad Nives de la Cava all’aneddoto della prodigiosa nevicata avvenuta in località “Cava” il giorno dell’apparizione.

Secondo le carte d’archivio, la prima chiesa doveva essere di dimensioni più semplici e ridotte: l’attuale si deve ad un importante intervento edilizio, dovuto all’esigenza di accogliere una comunità in crescita e un più ingente flusso di pellegrini. La nuova costruzione, avviata con il beneplacito del cardinale di Brescia, Angelo Maria Querini, cominciò nel 1752 secondo il progetto dell’architetto Gaspare Antonio Turbini (1728-1802), il quale concepì un organismo a pianta centrale cruciforme, su cui si innesta il sacello del presbiterio, sormontato, all’incrocio dei bracci, da una cupola ottagonale dall’alto tiburio, illuminato da oculi circolari. Completa l’architettura una sobria facciata dalle forme classiche, improntata sul modello templare, divisa da una cornice marcapiano aggettante e scandita da doppio ordine di paraste ioniche sovrapposte, con grande finestra centrale sul secondo ordine, inquadrata da un’elegante cornice rococò.

La costruzione venne terminata nel 1776 anche grazie al contributo della nobiltà locale, come il Conte Guerriero Lana de’ Terzi, il cui intervento è ricordato da un’iscrizione dedicatoria, posta all’interno, sopra l’ingresso principale della chiesa. Il complesso del santuario venne completato nel 1825 da un porticato ad esedra aperto, destinato all’accoglienza e al riparo dei pellegrini, opera di forme neoclassiche del famoso architetto Rodolfo Vantini.

All’interno, lo spazio del santuario è dominato dalle quattro eleganti vele su cui poggia la cupola ottagonale, mentre nel corpo centrale, a pianta mistilinea, si aprono alti archi classici che introducono al presbiterio, preceduto da due eleganti scale dalle ringhiere in ferro, e alle due cappelle laterali, dedicate a San Francesco di Paola e a San Carlo Borromeo. Tutto l’interno ripropone il motivo già mostrato in facciata, con eleganti paraste sovrapposte di ordine composito che sorreggono una trabeazione modanata. La luce penetra dagli otto oculi posti sul tamburo della cupola, illuminando gli interni ed esaltando i volumi di questo gioiello architettonico settecentesco.

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