Iseo

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A poca distanza dal suggestivo Castello Oldofredi, nel centro dell’abitato di Iseo, in posizione sopraelevata, il Santuario della Madonna della Neve testimonia una storia devozionale che ruota attorno ad un’immagine antica: l’affresco con la Madonna col Bambino e Sant’Antonio Abate, con ogni probabilità parte della decorazione murale di un edificio più antico, dedicato a Santo Stefano. L’affresco risale ai primi decenni del XVI secolo ed è opera di un pittore di origine trentina, noto con il nome convenzionale di Maestro di San Cassiano: un artista itinerante, autore di numerosi riquadri votivi in luoghi sparsi tra Franciacorta e Sebino.

Durante i lavori di rinnovamento dell’antico santuario, l’affresco venne preservato da una certa distruzione, venne staccato dalla sua parete originaria e posto in una nuova cornice sopra all’altar maggiore, divenendo il fulcro del nuovo spazio sacro.

La nuova chiesa venne cominciata nel 1655 ed eretta in forme aggiornate tipiche del sobrio barocco lombardo. La facciata, di forte slancio verticale, presenta una fronte tripartita, con le fasce laterali dotate di quadrature in rilievo, destinate ad accogliere pitture. La fascia centrale è invece dominata dal portale in pietra di Sarnico, dalle forme complesse e raffinate, con paraste aggettanti al centro, concluse dalle teste di due telamoni che sorreggono l’architrave spezzato al centro, e il timpano semicircolare.

L’interno è progettato come aula unica voltata a botte: le pareti d’alzato, di sobrio gusto classico, sono scandite da alte paraste scanalate, con capitello di ordine corinzio e cornice marcapiano composita, su cui si imposta la volta a botte decorata a cassettoni esagonali. Tra una parasta e l’altra, lo spazio della parete è lasciato libero per accogliere riquadri dipinti e, tra un capitello e l’altro, si sviluppa una raffinata cornice in stucco, con ghirlande cariche di frutta e fiori. La stessa raffinatezza decorativa si ripropone negli altari laterali, dedicati a Santo Stefano e a Sant’Antonio da Padova, introdotti da archi a tutto sesto.

In fondo all’aula, si apre il sacello presbiteriale, posto in posizione sopraelevata e introdotto da un grande arcone a pieno sesto. Il sacello, di pianta quadrangolare e voltato a botte, come l’aula, preserva l’affresco venerato, attorno a cui si sviluppa una complessa cornice polimaterica settecentesca: l’architettura e le statue sono, infatti, in marmi policromi e racchiudono, sopra l’affresco, una pala centinata ad olio, opera di Pompeo Ghitti (Marone, 1631 – 1703). Anche gli altari testimoniano la grande abilità dei marmisti settecenteschi, che utilizzano la tecnica del commesso marmoreo, ossia dell’intarsio di marmi diversi, prassi che si diffuse nel territorio bresciano dalla fine del Seicento, grazie alla famiglia fiorentina dei Corbarelli, operanti tra Lombardia e Veneto.

La chiesa presenta un’ultima importante opera: sulla controfacciata, dove si sviluppa la cantoria, è presente un organo del XVIII secolo, ancora dotato della sua cornice lignea, opera dei Serassi, celebre famiglia di organari attiva per sei generazioni, dagli anni Venti del Settecento fino al 1895.

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