Cellatica

Scopri la vista 360

Vai alla visita virtuale

In posizione isolata, sulla cima di un monte che si affaccia sui territori della Franciacorta e dell’attigua Valtrompia, il Santuario della Madonna della Stella è forse, con quello di Valverde, uno dei più noti e visitati del territorio bresciano. La sua edificazione avvenne in un momento storicamente cruciale, agli esordi del Concilio di Trento e della Riforma Cattolica, che sarà accompagnata da una profonda riformulazione dei dettami per il concepimento dei nuovi spazi architettonici sacri.

Il 31 maggio 1536, la Madonna, accompagnata da una fulgida stella, era apparsa sul luogo ad un povero sordomuto, invitandolo a costruire una chiesa a lei dedicata. Il 23 giugno dello stesso anno, un decreto firmato da Monsignor Lorenzo Muzio, vicario generale del vescovo Francesco Cornare, concedeva la facoltà ai tre comuni di Concesio, Cellatica e Gussago di erigere un santuario. Quasi un anno dopo, il 2 giugno 1537, la fabbrica veniva avviata, con la posa della prima pietra. I lavori di costruzione durarono circa due anni con la cooperazione e le offerte dei fedeli e con l’interessamento del Vescovo di Brescia, che compì sul posto un’accurata ispezione.

Per il santuario venne scelta una pianta centrale, una tipologia che verrà privilegiata per le chiese mariane per tutta l’età moderna: non a caso, la chiesa del santuario mostra un’organizzazione degli spazi simile alla Madonna della Rosa di Monticelli Brusati, sebbene l’articolazione sia, nel caso di Cellatica, molto più complessa. La chiesa, sormontata da un massiccio campanile, venne strutturata come croce greca, ma con il braccio alla base più corto, in modo che la navata centrale, escluso il presbiterio, e le cappelle laterali presentassero la stessa lunghezza.

L’ingresso principale venne collocato non sul lato corto della chiesa, come da tradizione, ma sul lato lungo, in modo tale che, entrando nella navata centrale, non si percepisse immediatamente la presenza dei due bracci laterali: solo posizionandosi al centro della chiesa si comprende la spazialità dei bracci laterali voltati a botte, organizzati come navate laterali lunghi come la navata centrale e ulteriormente ampliati da due absidi affrontate, voltate a ombrello.

Chiude la navata centrale un recinto barocco in marmi policromi, opera della bottega dei Calegari, mentre la testata è interamente occupata dalla monumentale cornice lignea a fronte di tempio, che racchiude, al centro, la tela con la Madonna col Bambino, capolavoro di Girolamo Romanino.

La chiesa racchiude altre opere rilevanti, come l’affresco con la Vergine Assunta affrescata nel lunetta soprastante da Morone e la pala dedicata a San Carlo Borromeo, strutturata come vera e propria pala agiografica, con la figura del santo circondata da diciotto riquadri con episodi della sua vita: l’opera di Grazio Cossali, realizzata nel 1612, testimonia il diffondersi del culto del santo, invocato come santo taumaturgo in virtù della pestilenza che colpì Milano e il suo territorio nel biennio 1576-77, noto come “peste di San Carlo”.

Sull’asse trasversale della chiesa si colloca la Cappella della Porziuncola, caratterizzata dalla tela con il Perdono di Assisi, opera di Pietro Marone, posta al centro di un notevole altare ligneo seicentesco.

Pievi e Santuari