Cazzago

Scopri la vista 360

Vai alla visita virtuale

Immerso nel verde e circondato da un ameno paesaggio agricolo, il Santuario della Madonna della Zucchella è testimonianza di una storia comune a tanti luoghi di devozione, posti sulle vie e i sentieri percorsi dai fedeli tra Medioevo ed Età Moderna. L’attuale santuario nasce, infatti, come santella, termine che può identificare sia una semplice edicola che una vera e propria cappellina porticata, aperta sui tre lati, sorta nelle vicinanze di un trepöl, ossia di un terreno destinato ad essere liberamente utilizzato per il pascolo degli animali. Dobbiamo dunque immaginare il luogo come punto di incontro e raccoglimento, nell’ottica di una ritualità che scandiva i diversi momenti della giornata.

Il nome “zucchella” è dovuto al miracolo mariano a cui la memoria del santuario è legata: la Vergine si sarebbe mostrata ad una ragazza sordomuta che, mentre si accingeva a portare dell’acqua al padre, impegnato nel duro lavoro dei campi, cadde proprio nel luogo dove ora sorge la santella, rompendo la brocca che recava con sé. La Vergine avrebbe soccorso la ragazza, porgendole una zucca vuota colma d’acqua, invitandola a recitare il rosario in segno di ringraziamento e ad esortare anche i suoi conoscenti a fare altrettanto. Raggiunto il padre con l’acqua donata, la ragazza riacquistò il dono della parola.

A questa tradizione si deve l’iconografia dell’immagine all’interno del santuario, che ritrae la Vergine a figura intera, con in braccio il Bambino e, cinta alla vita, una piccola zucca, recipiente di fortuna frequentemente utilizzato dai viandanti, tanto da divenire simbolo del pellegrinaggio ai luoghi santi. L’immagine venerata è al centro di feste quinquennali, celebrate ogni anno in suo onore nel mese di settembre e, per l’occasione, viene traslata dal santuario alla chiesa parrocchiale, per essere posta sopra all’altar maggiore.

Il racconto tradizionale si lega, inoltre, alla preghiera del Rosario, che conobbe un notevole incremento in seguito alla Battaglia di Lepanto (1571), propugnato da numerose confraternite come preghiera quotidiana alla Vergine. Il contesto storico è cronologicamente coerente con il primo documento certo legato al luogo, una polizza, conservata all’Archivio di Stato di Brescia, stilata il 12 febbraio 1574, in cui si citano due appezzamenti di terreno in «contrada della Zucchella» (ASBS/ASC, Polizze, b. 357/B, n. 35).

L’attuale edificio del santuario venne eretto in tempi recenti, proprio per proteggere e inglobare la parete dell’antica santella, con l’immagine venerata della Madonna: la sua costruzione è legata ad un voto fatto dalla popolazione nel 1940, in un momento particolarmente drammatico, quando ormai infuriava il Secondo Conflitto Mondiale. La costruzione procedette in maniera discontinua per tutto il quinquennio successivo e bisognerà attendere la fine della guerra per vedere terminato l’edificio e sancite le celebrazioni quinquennali in suo onore. Il nuovo santuario è un edificio a pianta centrale, a cui è annesso il corto braccio del presbiterio, con al centro l’immagine venerata, e un piccolo sacello laterale adibito a sacrestia. Tutto l’edificio è sormontato da una inusuale copertura voltata a cupola mistilinea ed è introdotto da una facciata semplice, fornita di oculo centrale e due finestrelle che, come nella tradizione dei santuari campestri, permettono all’osservatore di scrutare lo spazio interno. Nel 1961, ad opera del restauratore Bertelli e del pittore Pescatori, si procedette allo strappo dell’affresco con l’immagine della Vergine, che venne montata su un telaio e resa mobile, per poter essere portata agevolmente in processione.

Pievi e Santuari