Paratico

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Sebbene il santuario si presenti in forme settecentesche, sopravvive al suo interno un affresco con il Cristo doloroso, databile al XV secolo, che conferma origini molto più antiche.

Il santuario possiede una doppia titolazione: a San Pietro e alla Vergine del Buon Consiglio, a cui è dedicato l’affresco presso l’altar maggiore. L’affresco, opera di un maestro anonimo del Cinquecento, è stato fortemente ridipinto nei secoli, segno di una forte e rinnovata devozione nei confronti dell’immagine.

La chiesa si presenta oggi nella veste architettonica dovuta ai grandi lavori di riallestimento collocabili tra il 1730 e 1740, momento di particolare fervore edilizio sul territorio, che portò all’avviamento di numerosi cantieri e alla costruzione di nuove chiese parrocchiali e santuari.

Il complesso è preceduto da una rampa di gradini e un portico cintato a tre fornici, elemento tradizionale delle architetture del territorio sebino, con sei colonne in pietra grigia di Sarnico su cui si impostano tre archi a tutto sesto sulla fronte e due archi sui lati. La facciata, dalle forme semplici, è strutturata come fronte di tempio classico ma, a differenza di altre architetture del periodo, abbandona le ridondanze roccocò per una pulizia di linee, priva di ornamenti ad eccezione di due paraste lisce a sostenere il frontone.

A differenza di altri santuari mariani del territorio, per il santuario di Sarnico non si scelse la pianta centrale, ma un impianto longitudinale, con aula unica scandita in due campate, dotata di profondo presbiterio. A questo corpo di fabbrica si aggiunsero, più tardi, i vani laterali presbiteriali, eretti negli anni Cinquanta dell’Ottocento.

Se l’esterno è improntato su una sobrietà decorativa, all’interno si esprime il vivace estro della decorazione negli altari, nell’utilizzo degli stucchi e nella vivacità degli affreschi.

Sulla volta si aprono medaglioni mistilinei che racchiudono le Storie di San Pietro, dedicatario della chiesa: gli affreschi, databili alla seconda metà del Settecento, mostrano uno stile prezioso e dinamico, dalla tavolozza chiara e luminosa, segno di una consapevolezza delle novità apportate dai pittori veneti.

La preponderante decoratività degli interni è espressa al suo massimo nelle macchine degli altari laterali, opera di un anonimo scultore del pieno Settecento: entrambi gli altari sono giocati sui toni dello stucco bianco e dorato e racchiudono, in importanti cornici architettoniche, le statue degli Evangelisti.

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