Rodengo Saiano

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dell’Abbazia Olivetana di S. Nicola

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Ubicato in posizione isolata, al centro di un’area pianeggiante a sud dell’abitato di Rodengo, l’abbazia di S. Nicola è uno dei più imponenti complessi monastici del territorio franciacortino.

Nato come fondazione cluniacense, sorta su un antico castello appartenente alla famiglia dei de Rodingo, oggi si presenta nella veste data dalla ricostruzione rinascimentale, avviata quando, nel 1446, il complesso, per volere di papa Eugenio IV, venne affidato alla congregazione monastica degli Olivetani.

Nonostante non resti traccia dell’antica fondazione romanica, l’attuale assetto architettonico presenta ancora tutti gli ambienti caratteristici della vita monastica: la chiesa, tre chiostri, il refettorio e la sala del capitolo, una foresteria, magazzini e depositi.

Accedendo dal cortile, lo sguardo è catturato dalla facciata quattrocentesca a spioventi, con cornice e pinnacoli in cotto. Il portale, protetto da un elegante protiro, fu fabbricato con un materiale locale, la pietra simona, dal tipico colore rossiccio, estratta, forse sin dal XIV secolo, in località Simone o Cimone in Valle Camonica, da cui prende il nome. L’interno della chiesa di S. Nicola è invece un tripudio di arte barocca, in contrasto con la semplicità rinascimentale dell’architettura, abitata dalle pitture realizzate negli anni Venti del XVIII secolo a opera di diversi artisti di area milanese: Giovan Battista Sassi, Giuseppe Castellini, Giacomo Lecchi.

A testimoniare il passato quattrocentesco resta, nell’abside, il magnifico coro ligneo intarsiato di Cristoforo Rocchi, del 1480, e, nella seconda cappella, la pala con la Consegna delle chiavi a S. Pietro e della Dottrina a S. Paolo eseguita da Moretto. Stessa perfezione formale presentano il chiostro “maggiore” e il chiostro “della sacrestia”, che ci raccontano un Rinascimento al culmine, entrato ormai nella fase manierista. Il chiostro maggiore è caratterizzato da un’idea di armonia e purezza formale, che si esprime nelle arcate a tutto sesto a doppio ordine sovrapposto e nell’utilizzo dei capitelli anticheggianti a campana scanalata. Il chiostro detto “della chiesa” o “della sacrestia” (1580-90), è invece scandito da serliane, ossia da colonne binate sormontate da un architrave con triglifi, che nei primi decenni del Cinquecento venivano definite nei trattati «al modo veneziano».

La decorazione pittorica degli ambienti del monastero è un vero e proprio catalogo del Cinquecento bresciano, a partire dalla Crocifissione del Refettorio Grande, attribuita a Ferramola, seguita dagli interventi di Romanino, attorno al 1528-31, nel Refettorio della foresteria, e gli affreschi di Lattanzio Gambara nell’antirefettorio (1561), ispirati al Libro dell’Apocalisse e all’Antico Testamento, con scorci arditi e un dinamismo già pienamente manieristici, accompagnati da mensole, medaglioni e cornici realizzati dallo stuccatore Francesco Oselli di Mantova.

Abbazia Olivetana di S. Nicola