Adro

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del Palazzo Bargnani Dandolo

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Il 31 gennaio 1904, con un legato testamentario, Ermellina Maselli di Figino, vedova del conte Tullio Dandolo, donava al Comune il palazzo che era stato proprietà di Giulietta Pagani, prima moglie di Tullio ed erede del conte Cesare Bargnani, creando le basi per un legame profondo tra la dimora signorile e la comunità di Adro.

Il palazzo, dai profili austeri, è il frutto di diversi interventi edilizi che ne hanno modellato i volumi, conferendogli un aspetto eclettico: il primo progetto risale con ogni probabilità al 1670-80, su committenza di Nicola Bargnani, e doveva prevedere un complesso che affiancasse ad un atrio colonnato due edifici, estesi sino alla metà della lunghezza dell’attuale braccio occidentale. Questo progetto dovette essere modificato nei secoli successivi: il corpo di fabbrica si interrompe proprio a occidente, per lasciare spazio ad un secondo edificio, aggiunto nel Settecento. La planimetria finale del palazzo veniva, così, a configurarsi a ferro di cavallo, con uno spazio aperto posto dietro l’atrio per permettere la manovra delle carrozze. L’aspetto sobrio degli esterni, con i muri lasciati al rustico, privi di intonaco, è ingentilito dal portico profondo, posto a coronamento della via principale che conduce al palazzo, con colonne tuscaniche in pietra grigia di Sarnico. La fronte austera dell’edificio contrasta con gli ambienti interni, che mostrano ancora in parte la loro decorazione originaria. Al piano inferiore, adibito ad appartamento invernale, il salone conserva un camino dalla cornice in pietra grigia, sormontato da una complessa decorazione allegorica in stucco, opera della fine del XVII secolo, con le personificazioni dell’Abbondanza e della Guerra che sostengono lo stemma dei Dandolo. Al piano superiore restano ancora il grande salone da ballo e diverse sale affrescate, tra cui spicca la deliziosa alcova dell’angolo sud-est, con il pavimento originale e leggiadri affreschi floreali in stile Biedermeier, tipico del periodo post-napoleonico e nato in contrasto al neoclassicismo.

Notevole è anche la mezzaluna vetrata (vetri policromi in un’intelaiatura in piombo e grata in ferro battuto), che domina la doppia rampa dello scalone del palazzo, dedicata alla celebrazione del conte Vincenzo Dandolo: al centro, in uno spazio incorniciato ad elementi preziosi di gusto rinascimentale, compare lo stemma concesso alla famiglia da Napoleone. Completa la vetrata la lunetta con il ritratto di Vincenzo in grisalle, al centro di un ventaglio di elementi allegorici che ne esaltano le qualità intellettuali e gli interessi in campo letterario, scientifico e zootecnico. Collocabile tra il 1850 e il 1860, la vetrata è stata attribuita a maestranze milanesi del laboratorio di un artista di spicco del panorama dell’epoca: Giuseppe Bertini (Milano 1825-1898), autore, fra molte altre opere, della Vetrata dantesca del Museo Poldi Pezzoli di Milano, compiuta nel 1851.

La donazione di Ermellina Maselli comprendeva, oltre alla dimora, anche i suoi arredi e la quadreria, proveniente dal palazzo cittadino sito in Corso Matteotti e venduto a Napoleone nel 1813: i quadri, una vera e propria galleria completa di ritratti signorili della famiglia Bargnani, comprendono anche lavori notevoli, come il ritratto di Alessandro Bargnani, su supporto ovale, compiuto attorno al 1725 e attribuito all’ambito dei Paglia.