Rodengo Saiano

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del Centro culturale ex Chiesa di S. Salvatore

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Situata nell’area del paese che è nota ancor oggi con il nome di “castello”, a ricordare la funzione difensiva che un tempo doveva svolgere, il centro culturale ed ex chiesa di S. Salvatore conserva, sotto l’attuale elegante struttura restaurata per essere adibita ad auditorium, i segni di una storia millenaria, legata al passato medievale di Rodengo Saiano.

La campagna di scavo condotta nel 2000 ha confermato, infatti, un’origine altomedievale, riportando alla luce i resti di un’abitazione tardoantica, su cui sorse un’area funeraria, databile al IV-VI secolo e caratterizzata da numerose sepolture (circa quaranta tra quelle scavate, su un totale di cento ipotizzate) e le fondazioni di una chiesa databile tra il IX e il X secolo.

La chiesa sorgeva all’interno di una struttura fortificata che, come si evince anche dal catastico napoleonico, doveva comprendere l’area della villa ottocentesca e l’ex parrocchiale con gli edifici di pertinenza. Il castrum, costituito probabilmente solo da una semplice cinta fortificata, munita di palizzate e terrapieni, doveva essere ancora funzionante alla fine del medioevo ed era ancora visibile all’inizio del XVII. Poiché il castello non è citato tra le pertinenze del priorato di Rodengo, è stato ipotizzato che potesse appartenere all’importante e potente abbazia di Leno, fondata dal re longobardo Desiderio.

La chiesa altomedievale, composta da un’aula unica priva di colonne e terminante in un’abside semicircolare, venne poi sostituita nel tardo medioevo da una chiesa di più ampie dimensioni, adatta a svolgere la funzione di parrocchia, che S. Salvatore rivestì fino a quando non venne sostituita dalla parrocchiale del Cristo Re a Rodengo. Il recente restauro, portato a compimento nel 2002, ha trasformato il complesso in un centro di manifestazioni culturali, preservandone intatto l’aspetto barocco: un’aula dai volumi ampi e ariosi, suddivisa in tre navate da colonne prive di decorazione, già di sapore neoclassico, su cui si impostano archi a tutto sesto, che guidano lo sguardo sino al presbiterio. Le navate laterali erano caratterizzate da una teoria di sacelli, in cui erano disposti diversi altari: le tele che adornavano gli interni sono oggi conservate nell’antica parrocchiale, mentre resta ancora visibile un interessante affresco con S. Antonio Abate, assegnabile alla prima metà del XV secolo e che documenta, dunque, la chiesa tardomedievale, prima della riedizione barocca.